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Nuovo Montevergini, due spettacoli concludono l’edizone (Ante)Primavera 2012

Martedì 8 maggio 2012 alle 21.15

ORLANDO FURIOSO raccontato dal mago Atlantedi e con Alberto Nicolino. Costumi di Dora Argento. Alcuni passi sono tratti da Hruodlandus di Enrico Messina e Alberto Nicolino

Un attore per quattro personaggi. Indossa mantelli, imbuti, scodelle di metallo. Si muove come un pupo. Cambia voce e diventa Atlante. Da mago si trasforma in Orlando, Rodomonte e Astolfo, racconta di Angelica, Doralice, Carlo Magno, Isabella, Orrilo e tanti altri. L’Orlando Furioso è un appassionante labirinto di immagini e storie in cui ognuno dei protagonisti insegue invano un oggetto, una donna, un nemico. E’ il mago Atlante, nella versione teatrale, ad accogliere il pubblico tra le pagine del poema. E’ lui a condurre e a narrare le vicende. Ma non a controllare i destini in gioco.

L’unico in grado di tirare le fila sta fuori dal poema ed è, naturalmente, il poeta, Ludovico Ariosto. “Qui dentro” protesta Atlante contro il suo autore “siamo costretti a vivere sotto la dittatura della Fortuna, che determina ogni cosa! Tutti si muovono in modo prefissato, come pupazzi in una scacchiera!” Ma dietro alle corazze lucenti, tra le pieghe delle inutili e roboanti imprese, si intravedono le sofferenze d’amore. L’unico ad accorgersene è proprio Atlante, però i suoi poteri finiscono qui.  E’ un mago che non controlla un bel niente e le sue magie sono trucchi da quattro soldi. Un viaggio divertente tra le pagine del grande poema rinascimentale. Per adulti e ragazzi, per le scuole e i teatri.  (Foto di Rosaria Vizzini)

Mercoledì 9 maggio alle 21.15

CURRI L’ARIA di Rocco Lombardo ed Elisa Di Dio, musiche originali di Mario Incudine. Con Elisa Di Dio, Nadia Trovato, Mario Incudine. Regia di Angelo Di Dio – Filippa Ilardo.

Lo spazio è quello del retro di un teatro in disfacimento, antiretorico, asciutto, il rovescio di ciò che poteva essere e non è stato, ma che ha lasciato un respiro di poesia in forma di musica.

La musica è quella popolare che correva per le strade di una sollevazione fatta dalla gente, dai giovani, dagli uomini, ricchi e poveri, e non ultimo, dalle donne.

Il tempo è quello all’indomani di un tempo epico, quindi necessariamente prosaico, un tempo che lascia l’amaro in bocca perché troppo dolci sono state quelle idee di libertà, di trasformazione, di novità. Su tutto corre un’aria, quella della rivoluzione, della speranza, del cambiamento, della musica, l’aria, il fiato, di una storia in fieri, come un enorme, grande alito che ognuno può condividere.

In questo spazio, alla ricerca di questa musica, l’incontro di due donne, realmente e storicamente esistite, prelevate dai libri di storia, e assunte a simbolo del destino dell’universo femminile, amato, tradito, capito ma, forse, mai profondamente. È un modo, il più antiretorico possibile per rileggere l’impresa garibaldina in Sicilia, un’impresa immensa e dai toni epici, qui attraversata dall’ottica demistificante delle donne.

Emilia Testa, un’artista che sta per lasciare le scene per volontà dell’uomo che ama, Jessie White, giornalista inglese al seguito di Garibaldi,  che sulla sua pelle ha vissuto l’eroismo di quei giorni e il disinganno seguito alla memorabile impresa dei Mille, da lei coraggiosamente documentato con inchieste e sulla povertà e il degrado meridionale, soprattutto nelle zolfare. Dal fondo scuro della sua memoria si sprigionano quelle sonorità mediterranee, carnali, vitali, assetate di libertà e di giustizia che sono la voce arcaica della gente del sud. Alla musica è affidato il senso lirico ed eroico delle gesta garibaldine, capace come è di proiettarci su un tempo mitico e ricreare quella temperie di grandiosità leggendaria che era il respiro dell’epoca.

Le donne si arrogano il diritto di raccontare la loro verità, proprio perché la storia non può e non deve essere solo quella dei vincitori e la memoria di quei giorni non sia consegnata esclusivamente alla retorica di una festa, ma divenga uno sguardo onesto ad una pagina del nostro passato dalle tante contraddizioni. Eppure ogni giudizio storico non può mai essere univoco, né si può misconoscere il significato di quella partecipazione totale alla causa della liberazione, quell’epopea gigantesca cui il popolo riversava generosamente il proprio sangue, la necessità di vedersi e sentirsi protagonista, la volontà di riscatto, l’istinto di scuotersi di dosso secoli di sopraffazione.  Le due donne, si interrogano sui loro destini, e nell’intrecciarsi di questo dialogo crudele e liberatorio, i ricordi si animano di vera vita, prendono forma, prendono i suoni di un tempo, rumori di battaglie e canti di liberazione, si personificano le tante donne che gravitarono attorno a Garibaldi e alla sua figura mitica, Giuseppina Raimondi, da lui sposata e, dopo poche ore, ripudiata, perché incinta di un altro uomo; le suore che di lui si innamoravano; Beppa la Cannunera, impavida eroina catanese che combatté al fianco dei Mille, e Anita, indomabile donna-guerriero, compagna di battaglia, impetuosa e combattiva.

Per entrambi gli spettacoli l’ingresso ha un costo di 8 euro

 

 

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